L’ultimo bacio: la normalità è la vera rivoluzione?

De L’ultimo bacio se n’è parlato tanto in questi ultimi 16 anni, sia bene che male. Quasi tutti hanno visto questo indimenticabile film firmato da Gabriele Muccino e quasi tutti possono ammettere che si tratta di un film ben girato e ancor meglio recitato. La trama del film è tanto banale quanto originale visto l’argomento trattato: la vita coniugale che fa il grande passo verso la nascita di un figlio e la conseguente paura di non farcela che sfoga in una fuga dalla realtà. È la storia di un bilancio esistenziale che molto ricorda American Beauty (voce fuori campo e biondina oggetto del desiderio inclusi) con l’ambizioso progetto di fotografare uno spaccato di vita reale quanto mai diffuso.

l'ultimo bacio

L’ultimo bacio: di cosa si parla nel film

L’Ultimo bacio racconta la storia di Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Giovanna Mezzogiorno) sull’orlo di una crisi latente alimentata dall’insoddisfazione e lo straniamento di chi si sente fuori luogo e sta recitando continuamente una parte. Nemmeno l’imminente arrivo di un figlio può rimettere insieme i pezzi, anzi, l’annunciata gravidanza di Giulia è proprio il detonatore che farà esplodere l’armonia della coppia. Solo Carlo percepisce questa agonia? È forse l’amore a rendere cieca Giulia, o è semplicemente molto ingenua?

L’occasione per uscire dal tedio della vita che verrà ha i capelli biondi, 18 anni e di nome fa Francesca (Martina Stella), una ragazza spaventosamente ingenua ma con molta fiducia nel futuro e nell’amore.

Ma in piena crisi non c’è solo Carlo: anche gli amici della coppia vivono ognuno a modo suo, un intenso periodo di crisi fatta di insoddisfazioni e paura d’invecchiare, arrivare a quarant’anni, con una vita è già definita e finita e di ridursi come i propri genitori: una paura già vista in altri film di Muccino come Come te nessuno mai ambientato in un liceo occupato di Roma. Anche questi protagonisti non volevano essere come i propri genitori e dar sfogo a un’adolescenza che ha sete di personalità e affermazione di sé. I trentenni nel film non hanno una forte capacità critica anche se spesso forzata, degli adolescenti: sono ragazzini che hanno smesso di crescere ma anche di sognare e di sperare.

E dopo la paura e l’aver riconosciuto il problema cosa accade? Accade che si fugge, si scappa dal pericolo Ed ecco che gli amici incastrati in una vita insopportabile decidono di partire: sono Adriano, in crisi con la moglie Livia da cui ha avuto un figlio, il primo a rimuginare la decisione di andarsene di casa. Paolo, depresso a causa del padre malato e dell’abbandono da parte della fidanzata Arianna. Alberto, apparentemente sereno, passa da un’avventura all’altra, incapace di creare legami stabili.

L’ultimo bacio: l’immaturità che ci salverà

l'ultimo bacio

Tutti irresponsabili e tutti immaturi o illuminati da lungimiranza? In effetti i personaggi di Muccino sono dei benestanti perennemente insoddisfatti e annoiati alla ricerca di un’avventura, quello che cercano è qualcosa di nuovo, dicono. È proprio questa immaturità generale che rende perplessi, è il ritratto di una generazione che vuole sempre di più ma senza sapere cosa, e che non vuole responsabilità ma ci si trova immersa con tutte le scarpe. Una generazione convinta che con un piercing si possa dare dimostrazione di ribellione al prossimo.

Meglio descritte più sagge sono le donne nel film. Le donne che vedono i loro uomini abbandonare qualsiasi tipo di responsabilità per poter tornare bambini, le donne che sia con un figlio in arrivo che con uno già nato devono rimanere in piedi per tenere in vita quello che resta dei loro progetti.

Le donne infatti, pur se più propense ad accettare il loro ruolo sociale (e quindi ancora più conformate degli uomini se volgiamo), hanno almeno il dono del buon senso, o quanto meno ce l’hanno più spesso. Tutto il marcio di questo ritratto di trentenni insoddisfatti viene portato alla luce tra i personaggi, solo per ricucire dei rapporti falsi, o consolatori.

L’ultimo bacio: la normalità è la vera rivoluzione?

I personaggi si sostengono gli uni con gli altri grazie a un velo di opprimente conformismo, che tocca il fondo con la dichiarazione che “la normalità è la vera rivoluzione” per poi terminare con l’archetipo della casa-cane-giardino del finale. Tutti mentono, ma quasi mai sono costretti ad affrontare la verità (magari con altre menzogne). Si tratta di una spirale infinita che alla fine risucchierà anche l’unico dei personaggi principali che sembrava esente da colpe, Giulia. Nel finale infatti il personaggio interpretato da Giovanna Mezzogiorno troverà (forse) l’occasione di inciampare in un errore, forse per debolezza, forse per vendetta.

Probabilmente solo i più anziani protagonisti si salvano. La coppia dei nonni impara (solo alla fine e con non poche situazioni grottesche e imbarazzanti) che l’importante è riuscire ad accettare e ad amare ciò che ormai si è costruito da tanti anni, e sarà proprio il distacco dalle abitudini a rendere Anna (Stefania Sandrelli) nostalgica della propria vita coniugale da cui era temporaneamente fuggita.

La forza de L’ultimo bacio, senza dover giudicare regia o l’interpretazione degli attori, sta proprio nel fornire un ritratto tremendo perché assolutamente veritiero. Chiunque abbia visto il film di Muccino ha trovato una verità se non molte, a cui aggrapparsi e in cui riconoscersi. L’ultimo bacio è come uno Scene da un matrimonio che con uno stile più italiano e sicuramente più recente, disegna le crepe di una vita coniugale infestate da parassiti e imminente al crollo

L’ultimo bacio è un film che ha il grande pregio di far identificare gli spettatori con i personaggi e offrirgli un ritratto non solo di una vita dominata dalle menzogne e dall’opportunismo, bensì di una vita terribilmente familiare. Il ritratto di una vita reale contro cui prima o poi tutti vanno a sbattere e non solo a 30 anni. Seppur nel mero stile “Muccino” con troppe urla e troppo entusiasmo, L’ultimo bacio sa cogliere un fantomatico momento nella vita in cui il richiamo di una vita normale diventa assordante a tal punto da volerlo fuggire per rincorrere un sogno irrealizzato o un rimorso forse ancora recuperabile.